Anche a me è capitato di vedere sul web lo scritto dell’avvocato e scrittore marsigliese Gilbert Collard. L’ho trovato più che una testimonianza, un testo “a tesi”, la cui finalità è dimostrare che l’aspirazione di ogni maomettano sia quella di uccidere gli infedeli, cioè tutti quelli che non sono convertiti all’Islam. Non ho alcun elemento per mettere in dubbio il racconto dell’autore francese. Ma, ammesso che sia veritiero, si basa a mio avviso su premesse discutibili.
Innanzitutto, anche se è vero che gli islamici si sentono più legati tra loro rispetto ai cristiani, parlare di Islam come fosse un monolito è insensato. A parte la storica divisione tra sciti e sunniti, ogni Paese islamico ha nei confronti dei cristiani e più in generale di chi aderisce ad altre religioni, comportamenti differenti. Marocco e Iran, per fare un esempio, hanno ben poco in comune.
E se in alcuni Paesi crescono i condizionamenti per i cristiani, in altri avviene il contrario. A Doha, nel Qatar, nel 2008 è stata inaugurata, su un terreno donato appositamente dall’emiro Hamad bin Kalifa Al Thani, la Chiesa di Nostra Signora del Rosario, capace di contenere alcune migliaia di fedeli (va notato che, anche se con spirito diverso rispetto alle Crociate, pure i cristiani continuano a utilizzare il termine “fedele” per indicare i correligionari). Il giorno della consacrazione, erano presenti il primo ministro del Qatar Abdullah Bin Hamad Al-Attiyah, il nunzio apostolico Paul-Mounged El-Hachem, l’ambasciatore della Santa Sede nel Golfo Paul Hinder, il vicario apostolico di Arabia Giuseppe Andrea. Evento che mi sembra poco coerente con la tesi che tutti i musulmani vogliono sterminare i cristiani.
Dal racconto di Collard sembra poi che l’imam da lui incontrato sia il portavoce dell’Islam. Probabilmente, per rafforzare questa visione, lo definisce “Ministro del culto islamico”. Il che genera confusione e favorisce una visione distorta. La figura dell’imam ha contorni poco definiti. Inizialmente aveva un significato politico e indicava il Califfo. Poi ha assunto connotazioni più religiose. Nell’accezione più comune, l’imam non è un “Ministro del culto islamico”, bensì un qualunque “fedele”, considerato nella sua comunità (che può anche essere un villaggio o un piccolo quartiere di una città) uomo probo e conoscitore delle sacre scritture. E che mette la sua saggezza e il suo sapere a disposizione degli altri. Più che un leader spirituale, è l’equivalente del vecchio saggio del Paese.
Pure il concetto di Jihad è controverso. Ma prendiamo pure per buona l’interpretazione di Collard di “Guerra santa contro gli infedeli”. Viene proclamata in particolari momenti, soprattutto di guerra, a fini politici. Un po’ come erano le scomuniche. Non è certo promossa dalla “maggior parte degli imam e delle autorità religiose”, come ha scritto Collard. Può darsi che ci sia qualche imam isolato ed estremista che la predichi. Ma non è certo la voce ufficiale dell’Islam, figura che non esiste. Del resto in Occidente, nel 1978, il Pastore Jim Jones, in nome di quello che lui chiamava “Socialismo pentacostale”, spinse al suicidio, in Guayana, oltre 900 persone. Ma non per questo va dedotto che i “ministri del culto pentacostale” teorizzino i suicidi di massa.
Personalmente ho frequentato con assiduità, per motivi privati, dal 2009 al 2018, molti membri della Comunità islamica (in particolare marocchina) di Milano. Il padre di una ragazza, un sarto, nel suo villaggio vicino a Marrakech, era considerato un imam. Mai ho sentito nessuno, nemmeno i più devoti, affermare che dovere di un buon musulmano sia quello di uccidere gli infedeli. Non li ho mai nemmeno sentiti esprimersi in modo critico contro il Cristianesimo. Al massimo, contestavano la filosofia neocolonialista di “esportare la democrazia nell’Islam” (ndr: preferibilmente grazie ai bombardamenti). Ma qui si passa dalla religione alla politica.
Al posto di seminare islamofobia e odio, bisognerebbe ricordare che i 5 Pilastri dell’Islam sono vicini ai principi cristiani. Anche se la nostra società, diventata, secondo i punti di vista, laica o nichilista, li può trovare strani. Sono: credi in un unico Dio; recita le preghiere; fai l’elemosina; rispetta il Ramadan (che corrisponde alla nostra Quaresima, che in Occidente non segue più quasi nessuno); fai pellegrinaggio almeno una volta nella vita presso i luoghi santi, ma solo se ti è possibile.
Collard si preoccupa del pericolo musulmano per il Cristianesimo. Ma il Papa Santo Giovanni Paolo II ammoniva che il nemico della nostra religione non è l’Islam, bensì l’ateismo e il relativismo. Del resto l’avvocato marsigliese dovrebbe sapere bene che a saccheggiare e umiliare il massimo simbolo della Cristianità in Francia, Notre Dame de Paris, non sono stati gli islamici, bensì i giacobini, che oltraggiarono la cattedrale trasformandola nel Tempio della dea Ragione. Oltraggi e saccheggi ripetuti dagli eredi dei giacobini più volte nella storia, ad esempio nei moti del 1831 e durante la Comune di Parigi. E a irridere durante la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi l’Ultima cena (nonostante le tardive smentite ufficiali), è stata la cultura woke, che di islamico mi sembra abbia ben poco.
Milo Goj