Continua la pubblicazione degli articoli che il nostro editore Riccardo Rossotto, che è anche un apprezzato storico, dedica a quanto successe a Torino nella tragica primavera del 1945. Gli articoli vengono pubblicati, a cadenza settimanale, anche sull’edizione torinese del Corriere della Sera. L’Incontro ne riporta la più ampia versione integrale.

Milo Goj

 

La “cabina di regia” della resistenza piemontese e torinese fu senza dubbio il Comitato di Liberazione Nazionale Regionale Piemontese (CLNRP). L’istituzione, cioè, che governò, non senza discussioni, divisioni e forti scontri interni, tutto il movimento partigiano dei nostri territori. Durante le ricerche sul mio ultimo libro “La vera storia del tesoro della 4a Armata” (Edizioni Mattioli – Archivio Storia), ho avuto l’opportunità di ristudiare e capire meglio le enormi difficoltà incontrate dai primi resistenti, andati in montagna fin dalla fine del settembre 1943, con l’obiettivo di organizzare sia militarmente, sia amministrativamente la resistenza al nazifascismo.

Bisognava fare i conti con risorse minime, sia in termini di uomini sia di finanza. “Per fare la guerra ci vogliono soldi oltre che soldati” si continua a sostenere anche nell’attuale complessità conflittuale nel mondo. In quel primo periodo della resistenza, a maggior ragione! Inoltre, bisognava cercare e trovare una giusta mediazione tra le diverse anime del movimento partigiano: gli ex militari, definiti badogliani e sostanzialmente monarchici; i liberali, i socialisti, gli azionisti e soprattutto, in quanto più numerosi e organizzati, i comunisti.

Con immani fatiche e rilevanti perdite umane, il CLNRP riuscì però nella miracolosa impresa prima di resistere, poi di consolidarsi e infine di diventare il punto di riferimento unico e strategico di tutte le brigate partigiane, a prescindere dal colore del loro fazzoletto al collo. È interessante, ai fini della ricostruzione del ruolo e delle attività svolte dal CLNRP, seguirne gli sviluppi politici in quel periodo di vigilia della liberazione della città e cioè nel gennaio-febbraio del 1945. Uno degli attori principali di quella storia fu Giorgio Vaccarino (1916-2010) che, dopo l’8 settembre del 1943, divenne partigiano nelle formazioni di Giustizia e Libertà, con il ruolo di ispettore del Comando Regionale Piemontese.

Lo conobbi personalmente quando era diventato, nel 1992, Presidente dell’”Istituto Storico della Resistenza in Piemonte” (ISRP), divenuto poi l’attuale “Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea – Giorgio Agosti”. Nel corso del nostro incontro, mi raccontò quel periodo indimenticabile della sua vita, fornendomi i particolari della storia relativa alla costituzione del CLN torinese di cui fu il primo Segretario generale.

La prima seduta si svolse il 21 febbraio 1945, quando, vista l’imminente liberazione della città, bisognava far nascere un ente di natura politica e amministrativa che concentrasse la sua attività, da un lato, sulla mobilitazione e preparazione materiale e spirituale, in ogni settore della vita civica, dei torinesi e, dall’altro lato, si preoccupasse di preparare ed adottare tutte le misure necessarie alla vita materiale della città: nella sostanza la distribuzione del vettovagliamento per le prime necessità, della pubblica sanità e dell’igiene, dei servizi pubblici e dei trasporti, tutto ciò, sia per la fase insurrezionale, sia per quella successiva.

Il CLN torinese, quel giorno del febbraio 1945 era rappresentato dai cinque partiti antifascisti, nelle persone del prof. Ludovico Geymonat (Partito Comunista), il prof. Fausto Penati (Partito d’Azione), l’avv. Mario Passoni (Partito Socialista), l’avv. Giovanni Bovetti (Partito Democratico Cristiano), l’avv. Guido Verzone (Partito Liberale).

In quella Torino, presidiata in maniera ferrea dalle polizie fasciste (ne esistevano, come abbiamo detto, ben 16 in quei terribili mesi) e dalle compagnie militari tedesche, con ronde a piedi e in sidecar, era molto difficile e pericoloso individuare delle sedi ragionevolmente protette e segrete per svolgere le riunioni del Comitato. Era previsto un continuo cambiamento dei luoghi per cercare di evitare di destare sospetti o far scattare comunque la delazione da parte di spie che si aggiravano per la città.

Le prime sedute del CLN torinese si tennero in un istituto religioso di Via Cassini, poi in un alloggio in Via Palazzo di Città, poi nelle aule della scuola salesiana di Don Bosco, poi ancora nella chiesa di Sant’Anna, poi nell’adiacente Villa Bona e nella sede dell’ONMI in Via Saccarelli. Ogni volta il rischio di essere scoperti era molto alto – mi ha sottolineato ripetutamente Vaccarino – e ci sono alcuni aneddoti che egli stesso mi raccontò per farmi capire l’ansia, l’angoscia e anche le situazioni paradossali che si venivano a creare in quelle ore di tremenda tensione.

“Ricordo – mi disse – quando al mattino in cui era fissata la riunione non trovai che Geymonat: gli altri erano scesi a studiare il terreno per accertarsi di non essere “pedinati”. Una comunicazione anonima, ci aveva infatti segnalato che l’autorità repubblichina conosceva i nostri luoghi di riunione (la lettera indicava con esattezza l’ultimo, in cui eravamo stati una solta volta e, ciò che più colpiva, è che era proprio quello in cui eravamo riuniti quella mattina!), faceva sorvegliare sia Passoni sia Verzone e si apprestava ad arrestare ‘tutti gli altri’ (era stato appena catturato il generale Trabucchi comandante del CLNRP militare) nella speranza di ripetere il blitz capitato proprio un anno prima, con la retata in cui caddero il generale Perotti e molti dei membri del CLNRP, poi processati e fucilati al Martinetto. Decidemmo comunque di tenere la seduta, riprendendo i lavori sino a quando non ci bloccammo, preoccupatissimi, sentendo dei rumori di passi ferrati per le scale dell’istituto. Pensammo ovviamente che fossero dei militari fascisti e passammo alcuni minuti terribili. Scoprimmo poi che effettivamente erano dei repubblichini della sanità che cercavano il direttore dell’istituto”.

In un’altra occasione, quando il CLN si era radunato nei sotterranei della chiesta di Sant’Anna, la riunione fu improvvisamente sospesa e tutti dovettero scappare dalla porta dell’orto per eludere un accerchiamento di polizia che si era costituito in quel quartiere… fortunatamente non per i membri del CLN! Durante le giornate dell’insurrezione, il Comitato si riunì all’istituto pediatrico di Via Saccarelli messo a disposizione dal direttore dell’ONMI: un sito molto vicino alla conceria Florio (l’attuale Piazza dei Mestieri, dove tra l’altro è possibile visitare ancora oggi alcuni locali sotterranei nei quali si riuniva clandestinamente il CLNRP militare) che quindi permetteva un facile contatto e coordinamento fra i due enti.

I vigili urbani garantivano comunque i collegamenti in quelle concitate ore con tutte le formazioni partigiane che stavano entrando nella città. Proprio nelle prime ore dell’insurrezione, di cui parleremo nelle prossime puntate, il CLN di Torino adottava le ultime disposizioni clandestine in merito all’approvvigionamento e ai servizi pubblici, immaginando l’abbandono della città da parte dei nazifascisti.

In quelle condizioni difficilissime, furono comunque redatte le prime ordinanze pubbliche che autorizzavano l’introduzione in città di tutte le derrate possibili, al di fuori di ogni limitazione annonaria. Il 29 aprile mattina, quando la città fu liberata, il CLN di Torino – mi ricordò con orgoglio Giorgio Vaccarino – prese possesso del Palazzo Municipale e si trasformò in giunta sotto la presidenza di Giovanni Roveda, primo sindaco della liberazione. La prima riunione consigliare fu ancora tenuta con il sottofondo delle frequenti fucilate dei cecchini fascisti appostati sui tetti delle case prospicenti la piazza del Comune.

Vale la pena chiudere questo ricordo del ruolo fondamentale che ebbero i membri del CLN cittadino in quei mesi cruciali del ’45, con uno stralcio del manifesto pubblico che venne diffuso proprio dal CLN e che salutava la liberazione della città: “Cittadini di Torino! In attesa che, attraverso una consultazione di tutta la cittadinanza, i rappresentanti possano venire designati elettivamente, questo CLN assume da oggi le funzioni di Giunta Comunale e si insedia nel Palazzo del Comune.

Giovanni Roveda, unanimemente designato a Sindaco, è sicura garanzia, attraverso il suo chiaro passato, che i bisogni della città verranno fedelmente interpretati. I compiti che incombono in questa ora sono gravi, e molte e gravissime le difficoltà per poterli assolvere degnamente. A voi, Torinesi, di assecondare con tutte le vostre forze quanto questo Comitato si accinge a fare nell’interesse di tutta la cittadinanza; a voi di appoggiare l’operato, soprattutto nello sforzo di soccorrere chi più in questi momenti soffre ed abbisogna di aiuto. Nella vostra cosciente comprensione, nella vostra fattiva collaborazione, sta la chiave della soluzione di ogni difficile problema…”.

Era la prima volta, dopo oltre vent’anni, mi ricordava Vaccarino, che i cittadini di Torino si sentivano chiamati a partecipare alla pubblica amministrazione, si sentivano invitati ad affrontare i problemi esistenti e a prepararsi ad eleggere nel prossimo futuro le autorità politiche.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *